Filetto di Salmone allo Tzatziki

Filetto di Salmone allo Tzatziki
(Ok, prima o poi fra i miei “compiti creativi” ci sarà anche quello di imparare a fotografare il cibo…)

Il programma LeBootCamp prevede inizialmente due settimane di Detox (altrimenti detta disintossicazione) in cui ci sono dei gruppi alimentari da evitare totalmente (cosa che non avviene nel resto del programma).

[se vi state chiedendo perché improvvisamente vi parlo di diete, forse vi siete persi l’inizio della storia…]

Ho iniziato la fase di disintossicazione proprio oggi. La ricetta che vi propongo non è Detox al 100% (i latticini sarebbero totalmente vietati, tranne, in dosi moderate, quelli di pecora e capra) ma, da quanto ho visto nei menu suggeriti da Valerie Orsoni, può essere considerata nei menu di questa fase. Sicuramente è valida per la fase successiva del programma.

Filetto di Salmone allo Tzatziki

Ingredienti x 2

  • 4 hg di filetto di salmone
  • 1 vasetto di yogurt greco magro
  • 1 cetriolo
  • 1 spicchio d’aglio
  • una manciata di foglie di prezzemolo (se vi piace, potete usare l’aneto)
  • olive kalamata (per un sapore più deciso) o taggiasche
  • 1 cucchiaio di olio d’oliva
  • tre pizzichi di sale

Preparazione

Preparo lo tzatziki frullando inizialmente lo yogurt col cetriolo. Di solito aggiungo il cetriolo a poco a poco finché ottengo la consistenza giusta, che per questa preparazione deve essere piuttosto liquida. Questa volta ci ho messo 3/4 di cetriolo. Quindi frullo insieme anche lo spicchio d’aglio schiacciato, il sale, l’olio e il prezzemolo.

Metto il filetto di salmone già porzionato in una ciotola e ci verso sopra lo tzatziki, lasciandolo riposare anche un’ora o più in frigo. Nel frattempo, denocciolo le olive (se decido di usare le taggiasche, onestamente le compro già denocciolate!)

Scaldo una padella. Sgocciolo il filetto di salmone e lo rosolo dal lato della pelle a fiamma piuttosto alta. In seguito abbasso la fiamma. Il tempo di cottura è variabile; dipende da quanto è alto il filetto (il mio lo era abbastanza) e da come preferite mangiarlo (io piuttosto cotto). Più o meno a metà cottura (potrebbe essere dopo 5 come 10 minuti) giro i filetti e irroro con un un poco di tzatziki. Terminata la cottura, servo nei piatti con un paio di cucchiaiate generose di salsa e le olive.

Nella foto ho accompagnato con insalata di carciofi crudi al limone.

 

Filetto di Salmone allo Tzatziki

Sondare il Terreno – Week #0

Concezione © 2015 Claudia Picardi

La danza lungo l’arteria
La circolazione della linfa
Si immaginano nel vagar delle stelle
(T.S.Eliot – Burnt Norton)

Chi mi conosce sa bene che la terra non è il mio elemento forte. So essere leggera e dispersiva come l’aria, passionale e distruttiva come il fuoco, fluida e umorale come l’acqua. Ma il pragmatismo, la disciplina e la materialità della terra mi appartengono poco.

Per certi versi, è un vantaggio: pochi attaccamenti, disponibilità al cambiamento, sguardo proiettato in avanti, rimorsi di rado, rimpianti mai. E se devo dire il vero, mi piaccio così: Acquario fino al midollo.

Tuttavia sento che a volte i miei voli mancano di slancio, le mie passioni di densità. Le mie visioni – immagini da dipingere, fiabe da raccontare, progetti di ricerca da finanziare… – somigliano spesso a palazzi leggeri fatti di fil di ferro, nati per mostrare un’idea e per poterci girare intorno, ma mai destinati ad essere abitati.

Forse è il mio destino, essere questo. Una soggettista più che una film-maker. Un’artista di schizzi e bozzetti più che di tele e dipinti.

E se invece non fosse un’innata attitudine, ma una profezia che si auto-avvera? Non sempre i miti e le teorie che intratteniamo su noi stessi sono “la realtà” – anzi, spesso diventano veri solo perché noi ci crediamo, come i sortilegi di certe fiabe.

Negli ultimi anni, ho lavorato molto attraverso discipline diverse – tutte, sebbene in diverse miscele, ai confini fra la psicologia, la spiritualità e l’espressione artistica – per far “scendere la mente nel cuore”. E dopo trenteppiù anni di imprigionamento non so quanto volontario nelle maglie della razionalità, credo di essere riuscita a riscoprire l’intelligenza emozionale, i desideri, l’intuizione e la creatività che appartengono naturalmente a me, come a tutte le donne e gli uomini. Da un po’ di tempo sento che una nuova fase del mio percorso si è aperta. Come ha detto molto bene Gianluca Magi in un seminario che ha tenuto lo scorso settembre a Torino Spiritualità, far scendere la mente nel cuore è bene, ma non è sufficiente a contattare appieno la propria essenza autentica. E’ anche necessario – cito le sue parole a memoria – “far scendere cuore e mente nell’ombelico”.

Magi parlava della necessità di andare alle radici dell’essere, che per un umano sono nell’ombelico, punto di connessione con la madre generatrice, centro energetico fondamentale alla vita in diverse tradizioni (si pensi ad esempio all’hara della medicina tradizionale giapponese).

Nell’ascoltare quel seminario, mi sono resa conto che il mio sentire e il mio pensiero desideravano trovare il proprio humus, che il mio corpo desiderava affondare le radici nella madre terra e da lì nutrire il gesto, l’emozione, la parola. Magi diceva che se ci curiamo del nutrimento che assumiamo e delle nostre radici – di ciò che fertilizza la nostra linfa – poi non è più necessario preoccuparsi dei fiori e dei frutti (che nella sua metafora erano le azioni e i pensieri), perché essi saranno naturalmente sani, variopinti e rigogliosi. E mentre lo ascoltavo, sapevo che era un fondamentale tassello che fino a quel momento era mancato al mio percorso. Non perché non mi si fosse mai presentato, ma perché non ero mai stata pronta ad accoglierlo e a vederlo.

E in effetti mi ci è voluto ancora un po’ per aprirmi a quella possibilità. È da allora passato un autunno – che mi ha lasciato dei semi preziosi – e un inverno – che invece mi ha lasciato un po’ intossicata: di cibo e vino dopo il periodo delle feste, di sedentarietà, di stress lavorativo. Forse è stata proprio la sensazione che il mio organismo non tollerasse un oncia in più di tossine a farmi decidere. E quale momento migliore, se non la soglia della primavera, per iniziare un lavoro sul radicamento?

L’unico modo che conosco per attuare un percorso esperienziale di lavoro interiore su un tema specifico è ciò che chiamo Alchimia Creativa. Avrò modo in seguito di spiegarne meglio le caratteristiche – se avrete voglia di seguirmi lungo questo viaggio personale. Per ora basti dire che prevede un misto di espressione creativa, studio e riflessione, meditazione e lavoro sul corpo e sul movimento.

Tuttavia, essendomi messa all’opera su un argomento – il radicamento, appunto – totalmente nuovo per me, mi sono armata per cominciare di tre libri assai diversi fra loro:

  • Walking in this World, di Julia Cameron: il seguito – purtroppo per ora non pubblicato in italiano – di “La via dell’Artista”. Dove il primo libro (sul quale ho già lavorato negli anni scorsi) aiutava a scoprire la propria innata creatività, il secondo si concentra sulla necessità di radicarla nella vita di tutti i giorni.
    Questo è il mio strumento principale, soprattutto per le pratiche quotidiane e settimanali che introduce. Scrivere in queste pagine è parte di questo percorso.
  • La dieta LeBootCamp, di Valerie Orsoni: fra tanti libri di nutrizione e diete che ho letto (essendo eternamente golosa e tendente al sovrappeso, oltre che dotata di un metabolismo da bradipo) è quello che meglio sintetizza principi nutritivi a mio avviso sensati, non disgiungendoli dai fattori metabolici e di stress, offrendo un programma che trovo abbastanza realistico. Se radicamento è anche nutrimento, curare l’alimentazione e disintossicare il corpo sono tasselli fondamentali. Mi riserverò tuttavia di adattare i suggerimenti del libro ad uno stile di vita integrato e integrale, che tenga cioè in conto tutti gli aspetti dell’essere in modo armonico.
  • Body and Earth, di Andrea Olsen: un testo operativo, che offre molti spunti esperienziali per esplorare il legame fra il nostro corpo e la madre terra, e per comprendere come un concetto integrale di ecologia non possa assolutamente scindere i due aspetti. E’ un libro su cui volevo lavorare da molto tempo, e il tema che sto cercando di affrontare me ne dà l’occasione.

Seguendo l’approccio de “La Via dell’Artista” e del suo sequel, il percorso si articola in “settimane”. Per ogni settimana sono previste letture, attività e pratiche che a poco a poco racconterò.

La settimana appena trascorsa è la “Settimana 0”: uno spazio e un tempo che ho introdotto di mia iniziativa (e che inserisco sempre anche nei percorsi che propongo agli altri) per familiarizzarsi con le attività e le richieste che il percorso prevede, e cominciare a introdurle nel proprio ritmo quotidiano. Questo permette anche di adattare alcuni aspetti alla propria vita e alla propria sensibilità.

Al termine di ogni settimana, è richiesta una riflessione sull’andamento del percorso. Anche questa è una pratica che fa parte di tutti i percorsi, individuali o di gruppo, da me seguiti o proposti – non propongo mai percorsi che non ho prima sperimentato in prima persona, talvolta con la collaborazione di qualche persona a me vicina!

Nei percorsi di gruppo, la riflessione settimanale viene di solito condivisa, in modo da poter ottenere un riscontro dagli altri, che spesso ci vedono più chiaramente di quanto non ci vediamo noi – e sono anche assai più gentili e meno giudicanti del nostro occhio interiore!

L’idea di queste pagine nasce appunto dal desiderio di condividere la mia riflessione in una sorta di maxi-gruppo allargato; lo spunto mi è venuto proprio dal libro di Orsoni sulla dieta LeBootCamp: l’autrice suggerisce di condividere in un blog i propri successi dietistici. Ora, personalmente non ho molta voglia di ammorbare nessuno con i chili che prendo o che perdo, e con i minuti di camminata che faccio ogni giorno. Però ho pensato che era un’idea interessante per il percorso nel suo complesso, per cui eccomi qui.

Forse questa non è una vera “riflessione settimanale”: non ho raccontato cosa ho fatto questa settimana (un po’ di cose nuove, fra espressioni creative, camminate, attività sportiva, degustazione di strane tisane…), né come è andata (tutto sommato, direi che per ora tengo botta ;)). Però non voglio neanche dilungarmi troppo. Se riesco, nei prossimi giorni proverò a raccontare come sia stato sondare il terreno…

Per ora un ciao a chi legge e buona settimana a venire: per me sarà la Settimana 1 del Radicamento. il tema proposto da Julia Cameron in Walking in this World è Scoprire le Proprie Origini. Origine, nascita, radice… hmmm… interessante…

 

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