Proporzioni – Week #2

Autodistratto © 2015 Claudia PicardiPrima di oggi non avevo mai cercato di disegnare il mio volto. Non ho mai avuto una passione per i ritratti, forse perché non sono mai stata brava a farli. Riprodurre la realtà richiede una capacità di osservazione superiore alle mie forze, e una macchina fotografica lo fa molto meglio di me.

Questo pomeriggio ho sentito però che disegnare me stessa era l’unico modo di guardarmi davvero allo specchio.

Non so se mi somiglia, però farlo è stato interessante e catartico.

il senso della proporzione

La settimana scorsa parlavo della comfort zone e di quanto sia difficile uscire da quei confini protetti. Senza saperlo, anticipavo il tema di questa settimana.

Ho passato buona parte della mia vita a comprimermi in una comfort zone decisamente troppo stretta. Il comfort era solo apparente: anche l’anima, come il corpo, si può anchilosare e far del male per colpa di una postura scorretta. La mia non aveva il permesso di uscire, i suoi desideri inascoltati, le sue pulsioni taciute. Eppure sognavo in grande. Ondeggiavo fra momenti di esaltazione funambolica e molto prosaici schianti al suolo. Perversamente, anche i sogni di grandeur sono parte del meccanismo di costrizione: si fantastica di ottenimenti straordinari e progetti fantasmagorici, ma sono architetture che cedono al primo alito di vento, e servono solo a confermare l’inettitudine di chi le ha disegnate.

Mi sentivo destinata a qualcosa di grande, ma nella pratica mi limitavo ad aspettare che il destino mi passasse a prendere – segretamente convinta, come ogni adolescente bruttina e un po’ goffa, che non si sarebbe mai presentato all’appuntamento.

È curiosa questa ambivalenza e al tempo stesso molto frequente: non riusciamo a ritenerci di alcun valore, perché aspettiamo che quel valore ci venga riconosciuto da altri – dalla famiglia, dalla società e dal mondo. E nascondiamo la nostra presunta inettitudine – nascondiamo a noi stessi, intendo – dietro alla fantasia di un luogo e un tempo in cui tutto sarà diverso, in cui saremo “salvati” e ci sarà riconosciuta la nostra speciale unicità.

L’invito al Senso della Proporzione (Walking in This World, Cap. 2) è un invito ad ampliare i propri confini, a percepirsi in tutta la propria “grandezza”. Se siamo grandi come degli elefanti, dice Julia Cameron, e ci costringiamo in spazi angusti, per forza ci sentiremo goffi e inadatti.

Alla mia mente intellettuale sembra un paradosso. “Percepirmi in tutta la mia grandezza” sembra proprio una di quelle fantasie egotistiche di cui parlavo poco fa. Julia Cameron si riferisce al non limitare le modalità in cui ci esprimiamo nella nostra vita, al non lasciarsi definire interamente (e soprattutto eternamente) dalle proprie scelte lavorative o artistiche, e al permettere che altre parti di noi si affaccino alla ribalta. E io penso alla mia incapacità di scegliere fra scrittura e pittura, fra fiabe e psicologia. Al mio desiderio che tutti questi mezzi siano “il mio”. Se chiedo che tutte queste cose possano essere parte della mia vita, mi sento in colpa come se stessi pretendendo troppo, e sono convinta che segretamente sarò punita.

Ma, mi rendo conto, qui c’è una differenza chiave rispetto ai palazzi di carta velina: e la differenza sta nella parola percepire. Non immaginarmi in tutta la mia grandezza, ma percepirmi. Sono due grandezze molto diverse. La prima è una nuvola di fumo che si allarga nel cielo mentre io mi comprimo nella (dis)comfort zone. La seconda è la mia anima che si espande mentre la comfort zone si fa permeabile, sfumata e si rende disponibile all’ampliamento. La prima non costa niente e non porta a niente. La prima costa non meno di ogni cosa, come diceva T.S. Eliot, ma porta alla vita vera.

Mi viene da chiedermi se in questi anni i miei periodi di ingrassamento non fossero altro che ribellioni di un’anima compressa, che non potendo allargare se stessa, lavorava ad allargare il corpo. L’inconscio che prende surretiziamente lo spazio che non gli viene concesso alla luce del sole. E allora mi dico che forse, per dimagrire in modo sano, bisogna prima permettere all’anima di occupare tutto lo spazio che le serve.

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